La porta socchiusa – la recensione

La porta socchiusa” è il romanzo di esordio di Valentina Morpurgo, edito Erga Edizioni.

Il romanzo è disponibile su amazon in versione cartacea, il costo è di €12,75 per 203 pagine.

Trama

Perla è una donna come tante. È innamorata di Fabio, con il quale vive una storia d’amore come tante, fatta di alti e bassi, di incomprensioni, grandi sentimenti, ripensamenti, passione, rotture e riappacificazioni. Il problema principale sono indubbiamente i genitori di Fabio, che hanno deciso che Perla non è la persona adatta al loro brillante figlio. E così lui è combattuto tra l’amore sincero per Perla e l’influenza negativa dei genitori, che lo porta ad essere altalenante e assolutamente non affidabile. Finalmente però i due riescono a far “trionfare” il loro amore, decidendo di sposarsi e mettere su famiglia. Ma quella vocina, quell’ansia silente, quegli attacchi di panico bastardi suggeriscono a Perla che probabilmente la strada che ha deciso di intraprendere piena d’amore ed entusiasmo la porteranno in realtà nell’abisso più profondo.

 

Recensione

La porta socchiusa” non è certo un romanzo leggero. Leggerlo è come ricevere tanti piccoli pugni nello stomaco, leggeri e continui, che alla fine ti provocano uno strano senso di indolenzimento, quasi senza accorgertene. La violenza psicologica, vera protagonista del romanzo, è cruda e tanto, tanto vera. È un romanzo d’amore? No. È un romanzo che parla d’amore? In un certo senso.

Ma andiamo con ordine: Valentina Morpurgo non sembra affatto un’esordiente. La struttura non-struttura di questo romanzo (non esistono capitoli e l’incipit é totalmente in medias res), che somiglia più ad un flusso di coscienza della protagonista che ad un vero e proprio racconto, colpisce subito per la sua originalità. Dopo aver letto qualche capoverso mi sono subito dotata di una matita, perché già sapevo che quello sarebbe stato un romanzo “da sottolineare”. Ed è per questo che questa recensione sarà costellata di citazioni, vi avverto subito!

Perla è una ragazza in bilico, tra la sua fermezza d’animo e l’ansia che le provoca la coscienza di sé, che le sussurra piano, nelle orecchie, e che lei non riesce mai ad ascoltare fino in fondo.

Perla n.1, domata ed accondiscendente e Perla n.2 in ribellione costante… in mezzo, il panico che ormai si divertiva a colpirmi a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo.

Quel bolo isterico che chiamavo “l’uomo attaccato al collo” mi rendeva schiava di paure incontrollabili.

È profondamente innamorata di Fabio, anche se ammetto che dall’inizio alla fine non ho mai compreso realmente il perché.

Avevo di fronte a me un uomo meraviglioso ma debole, che scalpitava per iniziare la sua vita,
con l’anima legata al termosifone di casa.

Sì perché anche Fabio ama profondamente Perla, ma non riesce a prescindere dall’idea dei suoi genitori che lei non sia adatta a lui. Ma noi già sappiamo cosa li aspetta, l’autrice attraverso le parole di Perla decide di avvisarci subito che questa storia andrà a finire male, che quell’amore incredibile che vincerà su tutto e su tutti fino a portali al matrimonio in realtà marcirà, fino a creare un vortice immenso e doloroso che porterà Perla a soffrire come non mai.

Solo da poco mi sono resa conto di aver prosciugato quel pozzo che sembrava inesauribile quasi fosse alimentato da una fonte magica, ho raccolto le ultime gocce d’amore con un minuscolo cucchiaino, scendendo così in profondità da toccare il fondo e vedere con i miei occhi gli ultimi residui di quel che era stato abbondante in tutti quegli anni.

Così Perla e Fabio si sposano, e inizia il declino annunciato. Decidono anche di avere due splendide bimbe, ma lo spettro sovrano dei genitori di Fabio torna a farsi sentire, facendo crescere in lui una frustrazione tale che ben presto lo trasforma in un uomo terribile. Maschilista, menefreghista, insensibile, offensivo, violento.

Esternamente vivevo una vita gioiosa e carica, attivamente impegnata in questi nuovi ruoli di moglie e mamma eppure dentro di me si era radicata una forma di paura ossessiva, ad avvolgere il mio mondo interiore.

La vita di Perla diventa quella di una donna soffocata, piegata, ma mai spezzata. Il suo scopo inizia ad essere quello di non disturbare il marito, di convivere con questi continui campanelli d’allarme, voci interiori, sogni premonitori, all’insegna del “mettiamoci una pietra sopra”. E questo non fa che accrescere la frustrazione di Fabio che ben presto passa alla violenza psicologica, e non solo. Perla sembra finalmente svegliarsi da questa trance indotta dal senso di colpa, inizia a pensare che forse l’unica via di fuga è la separazione.

Dove sta il senso di vivere assieme, odiandosi? Cosa significa “Lo si fa per il bene dei figli”?
Figli che sono tutto fuorché stupidi?

Chi legge ovviamente empatizza con Perla, anche perché nel romanzo succede ben poco: non è un testo organizzato in orizzontale, che prevede un concatenarsi di eventi dettagliati e un’interazione tra i personaggi fatta di dialoghi. No, il testo è organizzato in verticale, quello che scopriamo pagina dopo pagina (o almeno tentiamo di intuire) è ciò che accade nella mente di una donna che vive questa vita terribile. Emaptia, appunto, almeno fino alle ultime 25 pagine, dove personalmente identificherei il mio sentimento nei confronti di Perla più con la rabbia che altro. Vorrei che reagisse, che agisse come credo chiunque altra avrebbe fatto al suo posto, e invece no. Perché lei ama di un amore incomprensibile.

Così, quando sono arrivata alla fine, ho chiuso il romanzo e ho iniziato a percepire questo indolenzimento all’altezza dello stomaco, mi sono chiesta se esista davvero un amore così, che ti annienta e ti distrugge, che ti fa perdere la ragione e il raziocinio. Forse sì, ma per fortuna non l’ho mai nemmeno assaggiato.

Valentina Morpurgo è riuscita a scrivere un testo crudo e intenso, a tratti crudele. A farmi riflettere su dinamiche a me fortunatamente estranee e profonde. Una buonissima prova per un’autrice emergente.

 


Questo romanzo ci è stato inviato dall’autrice che ringraziamo!

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