Cosa non farei per trovare un fidanzato – la recensione ★★★★★

Cosa non farei per trovare un fidanzato è il secondo libro scritto a quattro mani da La Pina e Federico Giunta ed edito Vallardi. Ha un prezzo di copertina di 16,90€ (su Amazon 14,36€) per circa 170 pagine.

I due autori attualmente hanno al loro attivo due titoli:

Trama

11 donne ferite e single (in realtà una no, ma è come se lo fosse) si raccontano e si crogiolano nel loro dolore, reiterando errori di strategia e di conquista. 2 autori le riprendono, le cazziano, le consolano (bastone e carota) e dicono loro “cosa non farebbero”. Offrono consigli, mettono in luce problemi, interpretano realtà scomode e le aiutano a vedere tutto ciò che le circonda per quello che è. Provando a farle reagire.

Il tutto è corredato da deliziosi disegni a forma di sagoma da ritagliare per “giocare” con le varie versioni delle single disperate.

Recensione ★★★★★ (5/5)

Tanto lo sapevo. Ho semplicemente adorato lo stile di I love Tokyo e non potevo che innamorarmi anche di questo mini-capolavoro Chick Lit! Me lo sono bevuto nel giro di 15 ore (di cui 8 di sonno e 4 di cincischiamenti vari) esattamente come un cocktail freschissimo e ad alto tasso alcolico bevuto in compagnia dei tuoi amici in una sera d’agosto: piano piano crollano filtri e certezze. E si ride, si ride tanto!
Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio manuale di sopravvivenza per single incallite, una fauna magistralmente dipinta nelle 11 storie che i due autori ci raccontano, per poi analizzarle in maniera diretta, lucida e senza peli sulla lingua! A volte sono troppo sinceri, forse troppo crudeli. Ma è quello che serve, un bello strappo veloce e tutto passa. Prima o poi. Si spera.

Questo intero libro è dedicato al tempo perso appresso a persone sbagliate
che è tutto tempo sottratto alle persone giuste.

Si parla di donne incasinate e imperfette, in una zona d’ombra che va dalle bruttine alle cesse (perchè le fighe e le carine sono fuori target, almeno così ci rivelano gli autori!), lasciate da fidanzati inadatti e crudeli (o semplicemente umani?). Si parla delle loro battaglie, delle loro terribili e inconcludenti strategie, dei loro sentimenti infranti e rattoppati alla bell’e meglio. Ma si parla anche di amicizia e di speranza. Le si sprona a riprendere in mano la propria vita e a non piegarsi all’illusione di amori e compagni perfetti e dunque totalmente irreali!

Celebrare il danno è la metafora e l’insegnamento del kintsugi. Ed è quello che fanno gli amici. Ci aiutano a trasformare le cicatrici della vita.
Se ci pensate bene è questo che siamo: la somma degli errori e delle batoste prese.
Tanto vale dargli un bell’aspetto.

Durante la lettura ho avuto una escalation di sensazioni che sono passate dalla sorpresa/derisione, passando per la pena/giudizio, per arrivare alla amara consapevolezza che è proprio vero: questo libro è tratto da una storia vera.
Dalla mia! 
In ognuna di quelle 11 donne c’è un pezzo di me (e di voi), della mia storia. 

Dal punto di vista stilistico, la cosa che ho apprezzato di più è la varietà della scrittura e dei livelli narrativi: oltre a presentarci storie tutte diverse e sfacciatamente esilaranti e toccanti in egual misura, scelgono anche di utilizzare generi e registri narrativi diversi, quasi lavorando ad un esercizio di stile: le storie ci vengono presentate sotto forma di lettere, sceneggiature, confessioni in prima persona, diari, bullet journal e anche racconti dalle tinte thriller! E, ciliegina sulla torta!, alla fine ci si accorge che è un’unica storia “ripresa” da diversi punti di vista, ma lascio a voi il divertimento di cogliere i vari riferimenti, le citazioni e i call back trasversali: geniali!

Dulcis in fundo, a chi come me “conosce” radiofonicamente la Pina e i suoi amici di Radio Deejay (colleghi? Un dettaglio.) quel “Alla Vale, così com’è” richiama mille colori, risate, frecciatine, abbracci, spinte, corse, sberleffi, raggiri, prese per il culo, imperfezioni, gaffe e tanto tanto amore.

Questo libro trasuda cura, passione e bellezza, a volte amara, ma sempre bellezza. Non leggerlo sarebbe un delitto!

Vi lascio con un pensiero che ho avuto dopo aver letto le prime 89 pagine (erano oltre le 2 del mattino ma non potevo dormire se prima non prendevo nota di quella sensazione).

Quasi mi sento in colpa a leggerlo infilata al calduccio sotto le coperte, senza gatti e cibo consolatorio (ma indossando un immancabile pigiama anti-sesso) e accanto al mio compagno che giochicchia col cellulare. Lo guardo: lui è troppo concentrato sullo schermo touch. Penso che dopotutto l’averlo accanto è proprio frutto del mio amor proprio, della mia lotta alle relazione sbagliate, ai cialtroni sentimentali, e ai bastardi traditori. Lui è la mia roccia. E quanto mi fa ridere, poi!
Lo guardo un pochino più intensamente.
Lui, senza staccare lo sguardo, sembra accorgersene, tanto da dirmi “che?”
“Niente [*], tante nanne!”
Spengo la luce ma non vedo l’ora sia mattina per continuare a leggere!
E nel frattempo allungo il piede per sentirlo, in cerca di una prova tangibile che sia veramente qui.
C’è.
Che culo.

[*] nomignolo intimo che non posso rivelare pena “divorzio” immediato

 

 

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