La giusta distanza – la recensione

La giusta distanza” è il nuovo romanzo di Sara Rattaro, edito Sperling & Kupfer. L’autrice è laureata in Biologia e Scienze della comunicazione e insegna “Scrittura creativa” presso l’Università degli Studi di Genova. Ha al suo attivo molti romanzi, anche destinati a un pubblico di bambini e ragazzi.

I romanzi attualmente scritti da Sara Rattaro sono:

Trama

L’aereo è al completo: una fitta trama di storie e destini casualmente uniti e allineati. Tra loro c’è un uomo che ha preso quel volo per mettere distanza tra se stesso e la sua vita: forse per fuggire, forse per capire. All’improvviso, il segnale di allacciare le cinture, un tremore che scuote tutto l’aereo, e la sensazione tangibile di precipitare. Mentre il panico prende voce e corpo tra i passeggeri, quell’uomo vorrebbe aggrapparsi con tutte le sue forze proprio alla vita che, fino a un istante prima, sentiva ormai lontana. D’istinto, cerca la mano della donna seduta lì accanto, anche lei chiusa nella sua paura. Una stretta che si fa conforto, un abbraccio che diventerà passione quando, scongiurata la fine, i due compagni di viaggio decideranno di annullare ogni distanza tra loro e condividere la notte. In attesa del mattino, di un nuovo imbarco, di una direzione da prendere e della vita che sarà ancora lì ad attenderli. Ma che potrebbe non essere più la stessa di prima. Perché a volte basta un attimo per dare nuovo senso al passato e nuova forma al futuro.

Recensione ★★★★✰ (4,5/5)

Premetto: questo è il primo romanzo  di Sara Rattaro che leggo, e temo di aver fatto un grande sbaglio! Non a leggere questo, ma a non leggere tutti gli altri!
Prima di tutto perché siamo due scienziate, e forse per questo rielaboriamo l’amore in un modo tutto nostro, cercando di andare a sviscerare tutte le forze, le traiettorie, le dinamiche che lo muovono.

In “La giusta distanza” la Rattaro disegna con un tratto sicuro e riconoscibile quel segmento tra due punti che ne definisce la distanza. Come per un goniometro “fatto in casa”, mi sono immaginata la relazione tra i protagonisti, Luca e Aurora, come un pezzetto di spago con una estremità fissata a un chiodo (fisso, forte, affidabile, che rappresenta il centro di tutto: Luca), e l’altra legata a una matita (Aurora), libera di disegnare percorsi e tratti originali, ma costretta dallo spago a non spingersi al di fuori di un certo perimetro, definito dalla circonferenza che racchiude la loro vita.

Provarci e sperare di riuscire sono i doni migliori che possiamo fare nella nostra vita.

Aurora ci prova ad “arrendersi” allo spago ma, a un certo punto, decide di staccarsi. Ciò che trova al di fuori del suo cerchio con Luca è talmente difficile e doloroso da vivere e affrontare che non può che tornare indietro, sperando che Luca, il suo centro, sia ancora lì ad aspettarla.

L’amore può salvare un essere umano, ma può anche distruggerlo.

E Luca è ancora lì, fisso, immobile, affidabile, lo spago ancora ben fissato: ad Aurora non resta che tornare alla sua estremità e rientrare in quel cerchio fatto di sicurezza e tranquillità, di noia. Ma il dolore consuma, e quando le difficoltà iniziano a sfilacciare lo spago, Aurora all’inizio ignora il problema, incapace di gestire e affrontare l’ennesimo dolore. Costretta infine a osservare la sua disfatta, capisce che stavolta non ci sarà un’altra possibilità. Che se Luca si sposta, quel cerchio che la protegge e a tratti la soffoca si sposterà insieme a lui e la renderà sola.

La solitudine, ecco a cosa cercavo di assomigliare mentre tentavo di rimanere sola per sempre.

Capisce che per rimanerci, in quel cerchio di amore imperfetto, occorre impegnarsi e soffrire.
E sono proprio queste le parole più vere che ho letto in questo romanzo:

Quando inciampi in un amore, lo stai semplicemente sottovalutando. Tu pensi che sia una cosa facile da affrontare, ma non lo è. È lavoro e fatica, e non siamo tutti tagliati per questo. […]

Vedi, Aurora, quello che non ci dicono è che le persone, o meglio quelle di cui ci innamoriamo, muoiono. Non parlo della morte fisica, attenzione. Tu conosci una persona che a un certo punto smetterà di esistere: nessuno di noi può rimanere il giovane sorridente che aveva voglia di fare l’amore in qualunque posto e che era capace di ridere anche tutta la notte fregandosene del mal di testa che avrebbe avuto il giorno dopo a lavoro.

Non mi resta che consigliarvi di leggere “La giusta distanza“, pieno di quell’amore triste ma vero nel quale tutti noi possiamo riconoscerci.

 


Questo romanzo ci è stato inviato dalla casa editrice Sperling & Kupfer che ringraziamo!

 

 

 

 

 

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