Una Cenerentola a Manhattan – la recensione ★★★★★ :: review party!

Una Cenerentola a Manhattan è l’ultimo romanzo della scrittrice modenese Felicia Kingsley , pubblicato dalla Newton Compton Editori, in uscita proprio oggi in tutti gli store fisici e digitali! Questo articolo fa parte del review party organizzato per l’uscita del romanzo!

Attualmente Felicia Kingsley ha pubblicato:

Trama

Riley è una ragazza tenace, irrisolta, giovane e bellissima. E sfortunata, sfortunatissima. Dopo la morte di entrambi i genitori è costretta a vivere con la matrigna e le due gemelle sorellastre, in un clima di indifferenza, ingiustizie e soprusi. Quando torna a New York dal college inizia a lavorare per la rivista “Stylosophy”, fondata e un tempo diretta dalla madre, che per intricati giri di eredità e ricatti è ora in mano all’odiata e incapace matrigna, che la sta facendo colare a picco grazie alle sue strategie poco ortodosse. Non ultima l’idea di far “lavorare” alla rivista anche le due incapaci gemelle, aspiranti web influencer, che dalla madre hanno ripreso mani bucate, cattiveria e quoziente intellettivo. Riley si rassegna a lavorare gratuitamente alla rivista, per preservarne un barlume di integrità, e per sostenersi è costretta a barcamenarsi tra tre lavori (anzi, quattro! Ma il quarto lo scoprirete solo leggendo!).
Jesse dirige una rivista online ed è uno sciupa femmine incallito. La sua rivista acquista sempre più successo tanto che viene invitato ad un gala esclusivo, una festa in maschera ispirata a “Sogno di una notte di mezza estate”.  Ed è proprio qui che incontrerà la sua Cenerentola, bellissima e mascherata, che gli farà mancare il fiato! Anche Riley si è imbucata alla festa per riuscire a conoscere l’editore dei suoi sogni, per fargli leggere il suo romanzo tenuto ormai nel cassetto da troppo tempo. Ed è lì che incontrerà il suo principe azzurro, travestito da pirata! Riusciranno i due a coronare i loro sogni? Tra intrighi, segreti, equivoci, misteri e romanticismo, i due combatteranno fino in fondo per raggiungere l’agognato lieto fine.

Recensione ★★★★★ (5/5)

Una Cenerentola a Manhattan è una trasposizione ai tempi moderni della celeberrima fiaba, amata e adorata da tutti. Riley è una Cenerentola moderna, autonoma e tenace, resa tale dalle cicatrici che la vita ha voluto inciderle sull’anima. Una cittadina di New York, e dunque, una cittadina del mondo. E a differenza dell’originale, lei non ha bisogno di un principe azzurro. È la classica donna con le palle.
La prima parte del romanzo ci presenta la sua vita come se lei stessa fosse insieme cenerentola, principe azzurro e fata madrina: una ragazza bellissima e sfortunata, quasi androgina nello stile, che magicamente tiene insieme una vita fatta di tre (anzi quattro!) lavori, una casa microscopica, il rosso perenne in banca e una matrigna che la rende oggetto di ogni tipo di sopruso. Poi la trama si apre, come in un respiro, e ci svela quanto invece la storia sia stata semplicemente rintrecciata dall’autrice con filati moderni e colorati e adagiata su quella originale, in modo che tutto combaci alla perfezione. Ed è in questo punto del romanzo che assistiamo alla mia scena preferita: la festa in maschera in stile “Sogno di una notte di mezza estate” che in realtà porta il ben più esaltante sapore della tragedia somma shakespeariana, ovvero “The most excellent and lamentable tragedy of Romeo and Juliet“. È infatti ad una festa in maschera che nel dramma shakespeariano Romeo e Giulietta si incontrano per la prima volta, intrecciando le loro vite in un intrigo di misteri, sotterfugi, amore e tragici equivoci: le stesse dinamiche che muovono i personaggi di “Una Cenerentola a Manhattan”. Definirei quindi il romanzo una sorta di mash-up tra “Cenerentola” e “Romeo e Giulietta”!

Ok, mi spiego meglio!

Ecco il punto in cui Jesse vede per la prima volta Riley al ballo in maschera:

La sua attenzione fu rapita da una visione: svolazzanti boccoli biondo chiarissimo, pelle diafana, si muoveva leggera facendo danzare la stoffa impalpabile del vestito celeste. Era la cosa più bella che avesse mai visto in vita sua e aveva perfino smesso di respirare, perso a contemplarla.

Ebbene, trovo che tutto ciò sia meravigliosamente ispirato alle parole di Romeo che vede per la prima volta Giulietta, proprio ad un ballo in maschera:

Oh, ella insegna alle torce a bruciare con più luce!
Sembra pendere sulla guancia della notte
come un gioiello splendente dall’orecchio di un etiope;
una bellezza troppo ricca per l’uso,
troppo preziosa per la terra.
Una colomba di neve in un branco di corvi,
così è lei tra le sue compagne. Finito il ballo
guarderò dove si mette, e, toccando la sua,
renderò felice la mia rozza mano.
Ha forse mai amato, sinora, il mio cuore?
Negatelo, occhi, perché mai, sino a stanotte,
avevo visto la vera bellezza.
(“Romeo e Giulietta”, William Shakespeare, Atto I, scena IV)

Ma chi è Jesse? Avevo detto che Riley non ha BISOGNO di un principe azzurro! Ed è proprio per questo che quando arriva a scombussolarle la vita,  il tutto assume connotati ancora più interessanti. In “Una Cenerentola a Manhattan” il principe azzurro, che nella fiaba originale sembra essere un semplice artificio letterario in quanto praticamente assente (osservazione che mi ha portato agli occhi proprio l’autrice, dopo un bellissimo e costruttivo confronto sull’argomento! N.d.r.), diventa invece partecipe e protagonista, conquistando l’occasione di esplicitare il suo punto di vista nei capitoli dedicati ai suoi pensieri. Il suo motore narrativo è chiaro: dopo quell’incontro romanticissimo, dovrà rimboccarsi le maniche per cercare la sua bella, avendo come unico indizio proprio la scarpa (del valore di centinaia di migliaia di dollari) che la sua principessa perde mentre scappa via. E vi rivelo un segreto: la rintraccerà solo nelle ultime pagine!

Quindi, vediamo: la scarpa c’è, la matrigna e le sorellastre pure, il principe azzurro anche… non manca che la fata madrina (che in realtà, nella fiaba originale dei fratelli Grimm, è un albero di nocciole). Ma per la nostra gioia, Felicia ha deciso di raddoppiarla! Sto parlando di Deva e Karl, due deliziosi anziani signori che vivono nella casa accanto a quella che è stata la casa di Riley, almeno fino a quando il padre era ancora vivo. Quella stessa casa che adorava e che la matrigna ha deciso di vendere per comprarsi un attico nell’Upper East Side. Deva e Karl la amano come si può amare una nipote, vegliano su di lei con discrezione, da lontano, cercando di darle tutto l’aiuto di cui ha bisogno, anche se lei non chiede mai nulla. Sono due personaggi stupendi, delicati, quasi eterei. Meravigliosi. Maledetta Kingsley!

Il cerchio si chiude infine con i due aiutanti della protagonista, i topolini che si trasformano in cavalli, per intendersi, ovvero l’efficientissima e fedele Tanya e il gayssimo (e adorabile) Romeo (guarda un po’!!).

Il gioco a cui gioca Felicia, e che ci coinvolge fin dalle prime pagine, è quello di trasporre la celebre fiaba non solo ai tempi moderni, con i suoi usi e costumi, ma anche alle dinamiche socio-culturali attuali, che sanno di emancipazione femminile, di rapporti social-network-centrici, di libertà sessuale e di espressione, ma anche di molto altro. Ed è tutto così geniale! “Di orecchio in orecchio si sparse la voce che il principe cercava una dama che potesse calzare quella scarpa” si trasforma in una moderna ed eccitante operazione di comunicazione virale. L’originale “Pettinaci, spazzola le scarpe e assicura le fibbie: andiamo a ballare alla festa del re!” delle sorellastre diventa “compraci centomila follower” e la reazione della matrigna alla volontà di Cenerentola di partecipare anche lei alla festa, che nella versione originale suona come “Ti rovescerò nella cenere un piatto di lenticchie e se in due ore le sceglierai tutte, andrai anche tu“, ai giorni d’oggi si trasforma in:

Oh, non te l’ho detto? Devi andare dal tipografo e fare stampare gli inviti per il party inaugurale della mia nuova casa negli Hamptons, assicurati che te li dia subito […] Imbusta gli inviti e scrivi su ciascuno l’indirizzo del destinatario, centocinque per la precisione. Scrivi bene, grafia elegante, deve sembrare che me ne sia occupata di persona, e dopo sigilla la busta con la mia ceralacca. Poi vai da Bergdorf e ordina i pacchetti con i regali di cortesia per il party. Fai fatturare alla rivista. […] E poi passa al reparto gioielleria. Mi sono fatta prestare i gioielli per stasera. […] E ti consiglio di lavorare all’articolo per #InTheseShoes perché l’ho spostato sul numero che va in stampa stasera.
Buon lavoro.

E l’autrice non manca di citare anche l’aspetto più crudo della fiaba originale, che nella versione edulcorata che ci hanno raccontato da piccoli trascurava particolari come l’amputazione dell’alluce a cui si sottoponevano le donne del reame, che pur di riuscire a calzare la scarpetta di cristallo e sposare il Principe, avrebbero fatto di tutto! Felicia sceglie di trasformarla in un episodio di violenza sulle donne, altro argomento attuale e dalla presenza insopportabile e ingombrante, trasposizione a mio parere azzeccatissima.

Infine, un tocco di modernità traspare anche dalle scene “hot”, anche queste figlie dei nostri giorni dove ormai il sesso è spesso inteso come una “palestra divertente”, che però, se non fai attenzione, invade cuore e mente come un fiume in piena. E allora addio ai buoni propositi!

Quello che penso è di aver letto un piccolo capolavoro del genere romance. Felicia è un’autrice dalle notevoli capacità narrative e tecniche: è riuscita a incastrare a regola d’arte ogni singolo pezzetto del suo puzzle rivelando un risultato che rasenta la perfezione, senza trascurare l’aspetto romantico e poetico dell’ensemble. Nonostante la chirurgica, perfetta contaminazione tra Cenerentola, Romeo e Giulietta e il contesto socio-culturale moderno, non ha mai lasciato indietro cuore e pancia. È un libro che sarebbe un delitto non leggere, per gli amanti del genere ma non solo!

Ho cercato tanto un qualche neo da riportare, perché a mio parere le cose belle hanno sempre qualche difetto. Potrei dire che a gusto personale avrei preferito un parziale non-lieto fine, più concreto e verosimile. Ma alla fine è una favola magica, quindi è giusto non restare con i piedi per terra e rispettare il patto silente che si è contratto con il lettore! Ma mentre scrivo questa recensione, ho finalmente un’illuminazione! Sto ascoltando la playlist che Felicia ha allegato al romanzo e… a parte il brano tratto dal musical “The Rocky Horror Picture Show” (che adoro), gli altri brani NON MI FANNO IMPAZZIRE!
Eccolo qui il mio piccolo, insignificante ma per me necessario neo!
Posso andare a letto felice!

Spero solo che il mio cervello dimentichi in fretta tutto, così posso rileggerlo da capo!

 


Questo romanzo ci è stato inviato dalla casa editrice Newton Compton Editori che ringraziamo!

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2 commenti su “Una Cenerentola a Manhattan – la recensione ★★★★★ :: review party!

  1. Bellissima recensione, mi incuriosisce sempre di più leggere questo libro. Complimenti Lea e a tutto lo staff del blog 🙂

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