Under his eye! #PINKPRIDE

Avete presente il ritorno alla civiltà arcaica di Gilead magistralmente raccontato nel romanzo di Margaret AtwoodThe handmaid’s tale” (in italiano “Il racconto dell’ancella”), ultimamente trasformato in una splendida serie TV? Avete presente quel futuro distopico in cui si regredisce ad una condizione di atroce barbarie sociale dove le donne non possono lavorare, maneggiare soldi, scrivere e leggere pena la deturpazione di svariate parti del corpo? Sì, sì, quello dove anche la solidarietà femminile viene azzerata quando si costringono altre donne ad essere violentate dal proprio marito, in nome di un obiettivo più alto, morale, retto.

Sapete che ho come la sensazione che sta roba non sia poi così distopica?

Perché negli ultimi tempi sento spesso parlare DONNE in merito al fatto che altre DONNE dovrebbero leggere solo un determinato tipo di letteratura, di quella impegnata, alta, morale e retta.

Che il leggere altro tipo di letteratura (ad esempio quella, perdonate l’ardire, rosa o young-adult, new adult, urban-fantasy, sport-college, historical, contemporary, chick lit, regency, inspirational, paranormal, suspance, medical, mafia e dark – si ringrazia per l’esaustivo elenco l’articolo della dott. Paola Zanuttini pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 13 luglio scorso, n.d.r.) porta alla perdizione, al comportarsi come (cito testualmente l’autorevole Zanuttini) “le pellegrine che, con la scusa del patrono, mollavano casa, famiglia e quotidinietà sfiancante per starsene qualche ora per i fatti loro, consumando frivolezze e preghiere (interessante accostamento sintattico… n.d.r.) con le vicine, le amiche o delle perfette sconosciute”. Non può che essere associata ad “una fuga innocua e temporanea dalla noia, dalla solitudine, da mariti o compagni non proprio esaltanti e da altre e peggiori bruttezze della vita“. Sembra una di quelle prediche che la sadica e spietata zia Lydia proprina alle ancelle per spiegare loro cosa sia giusto e appropriato (tipo farsi violentare durante le “cerimonie”) e cosa sia diabolico (esprimere la propria personalità, avere gusti diversi da quelli considerati legittimi e giusti).

Ma non finisce qui, altre illuminate esemplari del mondo femminile ci tengono a metterci il carico da novanta. Come la signora Elena di “vita da bibliofila” che ci ammonisce così: “se le lettrici di romance si sentono offese a essere definite casalinghe depresse e infelici è forse perché un po’ depresse, infelici e inappagate lo sono, del resto mettere al centro della propria realizzazione personale amare un uomo non è proprio il massimo!”. Ammetto che ho dovuto rileggere la frase almeno tre volte perché non trovavo un nesso logico tra la prima e la seconda parte. E ora chi glielo spiega alla signora Elena che esiste chi, come me, ha una vita appagante sia dal punto di vista professionale che sociale, familiare e relazionale ma che, bless will be the fruit, ama leggere chick lit e romance?! Scusate, di solito non bestemmio.

Ma attenzione, la Signora Elena aka zia Lydia II rincara la dose: “da ragazzina ho letto romance e ho visto film sentimentali, hanno fatto parte di tutto un indottrinamento eterosessista e patriarcale da cui mi sono poi liberata e che ricordo come davvero sgradevole e insopportabile”… ma come? La sua guru Zanuttini (a cui dedica addirittura il titolo dell’articolo in questione) dice che nei new romance “si insiste molto sull’indipendenza economica dei personaggi femminili” e che “adesso fra le donne vanno moltissimo i romance sui maschi gay”. Zia Lydia II allora forse si è confusa… e peggio ancora: ammette di non leggere romance da anni ma scrive un articolo per denigrare chi osa farlo adducendo motivazioni basate su letture di sinossi? Ma andando avanti, continua con la sua matrice autobiografica: “preferisco fare cose più gratificanti, tipo studiare, lavorare, viaggiare, uscire, leggere libri che non siano romance ma che abbiano contenuti un po’ più intelligenti”.

Dunque vediamo:

  • studiare: fatto! (anche troppo, ho anche un inutile dottorato in ingegneria informatica)
  • lavorare: fatto! (anche qui, troppo: faccio tre lavori in parallelo)
  • viaggiare: fatto! (l’anno scorso ho anche passato due mesi in America…)
  • uscire: fatto! (passano mesi in cui non riesco a godermi una serata in relax sul divano)
  • leggere libri che non siano tra cui i romance: fatto! (mi piace leggere di tutto e non denigro alcun genere, se non me ne piace uno evito semplicemente di leggerlo e non lo critico – visto che non lo leggo non saprei come motivare – né tantomeno giudico chi invece ne è appassionato fruitore)

E ora però chi glielo dice alla Signora Elena che tutto ciò non è incompatibile con la lettura dei romance, dei chick lit etc etc?

A lei ho provato a dirlo ma non ha recepito il messaggio, così provo a dirlo a chi in questo momento mi sta leggendo.

A parte gli scherzi, quello che mi dà fastidio di tutta questa polemica sterile che si è creata è la spiccata discriminazione che trasuda da questi articoli. Sia chiaro, il diritto di esprimere (e leggere) ciò che si vuole è sacro, magari basta evitare di esprimersi come se si parlasse di massimi sistemi oggettivamente comprovati anziché di pareri squisitamente soggettivi.

Ma dai: nel 2018 la caccia alle streghe anche no! Vivi e lascia vivere, leggi e lascia leggere.

Under his eye!

#PINKPRIDE

 

P.S. se vi interessa l’argomento vi lascio un paio di link interessanti:

#PINKPRIDE l’orgoglio di leggere rosa non basta mai, di Felicia Kingsley

Critiche sull’hashtag “Io leggo rosa”, di Carlo Lanna per il Giornale.it

Articolo creato 75

4 commenti su “Under his eye! #PINKPRIDE

  1. Cara Lea, condivido pienamente il tuo pensiero. Mi meraviglio che la “Signora” che citi nell’articolo non abbia aggiunto che leggere letteratura “rosa” faccia anche ingrassare!

    Ma lo sa la signora che proprio la letteratura definita “bassa”, declinata secondo i canoni e le “perversioni” del tempo, nel lontano 1600 ha dato origine a tutto ciò che noi oggi definiamo “romanzo”?
    Se ha dei dubbi sarò felice di inviarle la mia tesi di laurea che rissume l’argomento in sole 300 pagine.

  2. Ciao Lea,
    le donne che attaccano gratuitamente le altre donne sono simbolo di regressione e stallo pre anni Settanta, si tratta ancora oggi di una triste e pericolosa comfort zone di genere che nella vita quotidiana è triste realtà.
    Il diritto di esprimere la propria opinione è sacro, indicare, solo alla luce delle proprie opinioni dei modelli comportamentali e culturali negativi, invece mi sembra un po’ forzato: in questo caso decisamente assurdo e senza fondamento (a meno che non ci siano degli studi socio/psicologici accademici in materia di cui ignoro l’esistenza).
    .. E fateci leggere cosa ci pare, che oramai è più probabile incontrare un Principe Azzurro che si trasforma in ranocchio, e non viceversa!
    Under his eye!

  3. Ciao Lea! Rimango piuttosto perplessa verso questa strana forma di razzismo letteraria. Sono una “mangia libri” da che ho memoria ( gli audiolibri esistevano già negli anni 70 in formato disco 45 giri che leggeva per me analfabeta le favole[!!!]della Disney mentre io seguivo la storia sul libriccino annesso). Ho letto sempre di tutto…vabbè ad eccezione dei saggi…semplicemente perché per me la lettura è la forma più alta di sana evasione, il modo per ritagliarmi uno spazio tutto mio, per rilassarmi, per scoprire. Non perché la mia vita sia piatta e insignificante anzi proprio perché è così piena ed impegnata che ogni libro mi permette di viaggiare attraverso luoghi, persone, situazioni ed esperienze sfogliando semplicemente le pagine di un capitolo dopo una lunga giornata fatta di lavoro ed affetti. Non importa quale sia il genere, importa la buona lettura e per me lo è quella in cui lo scrittore ti coinvolge ed emoziona, ti fa ridere e piangere o riflettere su un punto di vista che non ti è proprio quale che sia lo stato d’animo del momento. Quindi bando a pregiudizi e stereotipi un buon libro è un buon libro indipendentemente dal settore dove è riposto in libreria e colei o colui che legge è un viaggiatore che ha per bagaglio la sua immaginazione e per biglietto un libro…non importa quale sia il viaggio l’importante è superare i confini…in questo caso quelli della mente cara signora Zanuttini.

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